L’Economia minimizza: dagli Isa controlli non automatici

da il Sole 24 Ore del 26/09/2019 

di Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi 

Una difesa convinta degli Isa. È la risposta di ieri dal Mef durante un question time alla Camera a due quesiti che chiedevano, in sintesi, se vi fosse l'intenzione di intervenire per disapplicare o rendere facoltativi gli Isa, viste le tante difficoltà operative che stanno caratterizzando la loro prima applicazione sul campo. Questi, in sintesi, i punti toccati nella risposta:
le «revisioni cui è stato sottoposto il software per il calcolo degli Isa hanno riguardato soltanto un numero ridotto di indici e comunque non hanno avuto effetto alcuno sui calcoli». Cosa parzialmente vera. Vero è che gli indici oggetto di manutenzione sono stati pochi. Ma, per quanto pochi, possono aver interessato diversi casi. Gli interventi normativi di agosto (Isa AG40U, AG50U e AG69U), peraltro, hanno riguardato anche i calcoli visto che alcuni dati precaricati erano errati. Quindi, preso atto che il problema non era del software ma delle informazioni utilizzate nel calcolo, non c'è dubbio che lo scarico dei dati corretti ed il ricalcolo della posizione si sono dovuti fare ottenendo, magari, risultati diversi dai precedenti;
«non sussiste alcun obbligo specifico per contribuenti e intermediari di modificare i dati precalcolati forniti dall'AdE ai fini del calcolo Isa». Dire che non esiste l'obbligo, però, significa negare l'esistenza del problema. I dati precaricati sono numerosi, complessi e impattano sul conteggio di affidabilità. Se il punteggio ottenuto è deficitario (o gravemente deficitario) è necessario riscontrare le informazioni pracaricate se si vuole fare un lavoro fatto bene. O per correggere (dove si può) o per evidenziare gli errori che possono essere alla base del voto basso (spazio annotazioni);
«l'adempimento dichiarativo in tema di Isa è molto semplificato rispetto a quello in passato previsto per gli studi di settore. Infatti, i modelli Isa ... mostrano una rilevante contrazione delle informazioni richieste». I modelli sono certamente stati un po' smagriti rispetto agli studi in merito ai dati richiesti, ma l'applicazione degli Isa ai singoli casi è enormemente più complessa rispetto al risultato che forniva Gerico. Si pensi ad esempio alla verifica dei dati precaricati; all'analisi delle singole stime degli indici di affidabilità e di anomalia quando propongono riscontri anomali; alla necessità di comprendere il funzionamento di uno strumento nuovo e per molti aspetti misterioso; alle tante anomalie che nell'applicazione degli Isa ai casi specifici emergono. Un caso per tutti: l'incidenza dell'indicatore di stima dei costi residuali che spesso riscontra un voto pari a 1 senza possibilità di correzione a causa di un errore logico che risiede nella costruzione degli Isa. Dire che gli Isa sono più facili perché nel modello i righi diminuiscono appare francamente superficiale;
«è escluso ogni automatismo nell'accertamento dovuto al risultato conseguito dal contribuente». Ancora: «L'attribuzione di un determinato punteggio (insufficiente, ndr) non comporta di per sé l'attivazione di attività di controllo». E poi: «I contribuenti che dovessero ottenere punteggi inferiori a 6 possono, per migliorare il proprio profilo di affidabilità, verificare la correttezza dei dati dichiarati e procedere alle eventuali correzioni ovvero indicare ulteriori componenti positive». Tutte cose scontate. Che gli insufficienti non saranno verificati di default lo dice la norma e lo hanno ribadito le circolari. È questo il problema degli Isa?
La sensazione, leggendo il documento, è di una risposta di circostanza ma sconnessa dalle innumerevoli realtà fattuali. Non un cenno ai tanti problemi che emergono dall'applicazione degli Isa che vengono liquidati con un suggerimento: la compilazione del campo “note aggiuntive” che costituirà «un prezioso bagaglio informativo che consente agli uffici di disporre elementi utili ad indirizzare la propria attività di analisi».