Isa incongruenti con scappatoia nelle annotazioni 

da il Sole 24 ore del 26/09/2019

di Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi  

Ultimi controlli sugli Isa. Operatori alle prese con l’analisi del risultato finale elaborato dal software al fine di orientare le decisioni finali. Si fa strada un diffuso utilizzo del quadro annotazioni, che pur non risolvendo alla radice le incongruenze riscontrate nel funzionamento dell’applicativo, consente per lo meno di spiegare i numerosi problemi rimasti irrisolti.È questo lo scenario operativo a quattro giorni dalla prima scadenza utile per i contribuenti che hanno beneficiato della proroga in quanto “soggetti Isa”. Rimane, comunque, lo si ricorda, anche la possibilità di usufruire di un ulteriore differimento al 30 ottobre, con la maggiorazione dello 0,4% per coloro i quali dovessero necessitare di maggior tempo per concludere le ultime operazioni.Le elaborazioni Isa di questi giorni, resesi necessarie un po’ per tutti, per tener conto dell’aggiornamento del software (l’ultima – versione 1.07- risale al 30 agosto scorso), continuano comunque a evidenziare alcune importanti problematiche di carattere operativo. Tali difficoltà sono imputabili principalmente al riscontro di diffusi risultati con punteggi Isa particolarmente depressi, pur al cospetto di ricavi e marginalità operative di tutto rispetto.
In altri casi la complessità è il frutto della presenza di alcuni indicatori specifici di anomalia che si originano anche in condizioni contabili ed economiche assolutamente fisiologiche e per nulla anomale. Ma andiamo con ordine.
Il coefficiente individuale
Molti dei problemi pratici, in alcuni contribuenti sono dovuti alla presenza del cosiddetto “coefficiente individuale” positivo.Il software Isa, infatti, considera fra gli elementi fondamentali per il calcolo delle varie posizioni anche il cosiddetto “coefficiente individuale”. Si tratta di un parametro destinato a tradurre in termini statistici l’andamento del comportamento economico individuale del singolo contribuente negli otto anni precedenti (2010-2017).Tralasciando i tecnicismi legati alle formule matematiche e statistiche, è utile evidenziare, infatti, che nella valutazione dell’affidabilità del contribuente il software Isa tiene conto anche delle serie storiche di alcuni indicatori e dell’andamento degli stessi negli anni precedenti. Un coefficiente individuale positivo, se da un lato contraddistingue favorevolmente l’azienda “per il passato”, tende paradossalmente a elevare la stima dei ricavi e del valore aggiunto in relazione al periodo d’imposta 2018, avendo come effetto collaterale, spesse volte, quello di deprimere il voto Isa nell’annualità in questione. Questa è di fatto la spiegazione tecnica dei punteggi negativi (sotto sufficienza) maturati da alcuni contribuenti, specie in presenza di coefficienti particolarmente elevati.In questi casi si consiglia di controllare fra i dati delle “precaricate” (ultima pagina del modello Isa stampato) l’entità delle percentuali attribuite dal software al coefficiente individuale, andando poi a spiegare la questione nel quadro annotazioni posto in calce al modello.
Le anomalie non risolvibili
Altro problema di carattere tecnico è legato al fatto che alcuni indicatori di anomalia, come detto, non sono risolvibili per il tramite dell’adeguamento. Supponiamo, ad esempio, che un’impresa immobiliare di gestione si trovi al cospetto di un indicatore di anomalia legato ai costi residuali di gestione con un punteggio pari a 1, in presenza di tutti 10 negli indicatori elementari (ricavi, valore aggiunto e reddito per addetto). Questo contribuente evidentemente non avrà mai accesso al premiale, poiché la sua media (voto finale) dei 4 indicatori presenti è irrimediabilmente inferiore a 8. Costui, infatti, non può adeguare i propri ricavi poiché lo specifico indicatore di anomalia legato ai costi residuali non è risolvibile per il tramite dell’adeguamento. Ora, se l’indicatore come già analizzato sulle colonne di questo giornale dipende, ad esempio, dai cosiddetti costi fiscali legittimamente dedotti (rigo F23 modello Isa), si capisce che l’indicazione della circostanza del non corretto funzionamento dell’indice fornita nelle annotazioni potrebbe rappresentare una magra consolazione, poiché non va certo a risolvere il problema.
Le anomalie sul quadro A
Fra le diffuse anomalie non risolvibili con l’adeguamento dei ricavi ci sta anche quella relativa all’analisi dell’apporto di lavoro delle figure non dipendenti (quadro A, seconda colonna del modello).L’indice di anomalia in questione scatta in presenza dell’indicazione nel modello Isa di una percentuale di apporto di lavoro prevista per ciascuna figura di addetto non dipendente (collaboratori familiari, familiari diversi, associati in partecipazione, soci amministratori, soci non amministratori) impiegato nell’attività d’impresa inferiore ad una determinata soglia stabilita dal software Isa.Tale soglia varia in ragione della natura giuridica dell’impresa di appartenenza e in funzione del numero dei soci/collaboratori partecipanti. Molto spesso si verifica che la soglia presunta “pretesa” dal software è ben più elevata di quella che si riscontra nella realtà, specie nelle ipotesi in cui l’addetto presti attività anche in altre compagini societarie o abbia un’altra posizione individuale attiva, generando così l’evidenziarsi dell’indicatore di anomalia che pure in questo caso deprime in maniera significativa il voto finale. Anche qui l’incongruenza va rilevata nel quadro annotazioni pur senza alcuna possibilità pratica di rimozione.

 

 

L’Economia minimizza: dagli Isa controlli non automatici

da il Sole 24 Ore del 26/09/2019 

di Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi 

Una difesa convinta degli Isa. È la risposta di ieri dal Mef durante un question time alla Camera a due quesiti che chiedevano, in sintesi, se vi fosse l'intenzione di intervenire per disapplicare o rendere facoltativi gli Isa, viste le tante difficoltà operative che stanno caratterizzando la loro prima applicazione sul campo. Questi, in sintesi, i punti toccati nella risposta:
le «revisioni cui è stato sottoposto il software per il calcolo degli Isa hanno riguardato soltanto un numero ridotto di indici e comunque non hanno avuto effetto alcuno sui calcoli». Cosa parzialmente vera. Vero è che gli indici oggetto di manutenzione sono stati pochi. Ma, per quanto pochi, possono aver interessato diversi casi. Gli interventi normativi di agosto (Isa AG40U, AG50U e AG69U), peraltro, hanno riguardato anche i calcoli visto che alcuni dati precaricati erano errati. Quindi, preso atto che il problema non era del software ma delle informazioni utilizzate nel calcolo, non c'è dubbio che lo scarico dei dati corretti ed il ricalcolo della posizione si sono dovuti fare ottenendo, magari, risultati diversi dai precedenti;
«non sussiste alcun obbligo specifico per contribuenti e intermediari di modificare i dati precalcolati forniti dall'AdE ai fini del calcolo Isa». Dire che non esiste l'obbligo, però, significa negare l'esistenza del problema. I dati precaricati sono numerosi, complessi e impattano sul conteggio di affidabilità. Se il punteggio ottenuto è deficitario (o gravemente deficitario) è necessario riscontrare le informazioni pracaricate se si vuole fare un lavoro fatto bene. O per correggere (dove si può) o per evidenziare gli errori che possono essere alla base del voto basso (spazio annotazioni);
«l'adempimento dichiarativo in tema di Isa è molto semplificato rispetto a quello in passato previsto per gli studi di settore. Infatti, i modelli Isa ... mostrano una rilevante contrazione delle informazioni richieste». I modelli sono certamente stati un po' smagriti rispetto agli studi in merito ai dati richiesti, ma l'applicazione degli Isa ai singoli casi è enormemente più complessa rispetto al risultato che forniva Gerico. Si pensi ad esempio alla verifica dei dati precaricati; all'analisi delle singole stime degli indici di affidabilità e di anomalia quando propongono riscontri anomali; alla necessità di comprendere il funzionamento di uno strumento nuovo e per molti aspetti misterioso; alle tante anomalie che nell'applicazione degli Isa ai casi specifici emergono. Un caso per tutti: l'incidenza dell'indicatore di stima dei costi residuali che spesso riscontra un voto pari a 1 senza possibilità di correzione a causa di un errore logico che risiede nella costruzione degli Isa. Dire che gli Isa sono più facili perché nel modello i righi diminuiscono appare francamente superficiale;
«è escluso ogni automatismo nell'accertamento dovuto al risultato conseguito dal contribuente». Ancora: «L'attribuzione di un determinato punteggio (insufficiente, ndr) non comporta di per sé l'attivazione di attività di controllo». E poi: «I contribuenti che dovessero ottenere punteggi inferiori a 6 possono, per migliorare il proprio profilo di affidabilità, verificare la correttezza dei dati dichiarati e procedere alle eventuali correzioni ovvero indicare ulteriori componenti positive». Tutte cose scontate. Che gli insufficienti non saranno verificati di default lo dice la norma e lo hanno ribadito le circolari. È questo il problema degli Isa?
La sensazione, leggendo il documento, è di una risposta di circostanza ma sconnessa dalle innumerevoli realtà fattuali. Non un cenno ai tanti problemi che emergono dall'applicazione degli Isa che vengono liquidati con un suggerimento: la compilazione del campo “note aggiuntive” che costituirà «un prezioso bagaglio informativo che consente agli uffici di disporre elementi utili ad indirizzare la propria attività di analisi».

ISA, L'IMMOBILIARE CON VOTO 9 NON È MAI SOCIETÀ DI COMODO

Da Il Sole 24 Ore del 13/09/2019 

di Pegorin Lorenzo e Ranocchi Gian Paolo 


Per il periodo 2013-17 opera la causa di disapplicazione per i congrui agli «studi»

Esimente anche per chi fa l’adeguamento spontaneo con il modello Redditi 2019


Società immobiliari mai di comodo nel periodo d’imposta 2018, se il punteggio Isa ottenuto è pari o superiore a 9. Il beneficio può riguardare sia le società «non operative» che quelle in «perdita sistemica». È questo un tema che è stato oggetto di diversi quesiti nell’ambito del videoforum sugli Isa del Sole 24 Ore che si è tenuto ieri visibile dal sito www.ilsole24ore.com.
Il comma 11 dell’articolo 9-bis del Dl 50/2017 prevede in relazione all’applicazione del regime premiale il beneficio connesso con l’esclusione dalla disciplina prevista per le società non operative (articolo 30 della Legge 724/1994) e per le società in perdita sistematica (articolo 2, comma 36-decies, del Dl 138/2011). Il bonus è condizionato al raggiungimento di un punteggio complessivo Isa almeno pari a 9 (provvedimento 126200/ 2019 del 10 maggio scorso). Trattandosi di una causa di esclusione, la stessa trova applicazione sull’anno di verifica del regime di presunzione e questo vale per tutte le società di “comodo”, sia non operative che in perdita sistemica.
Come segnalato nelle istruzioni ai modelli dichiarativi 2019, l’uso della specifica causa di esclusione è connesso con l’indicazione del codice 11 nello specifico box «causa di esclusione» contenuto nel prospetto deputato al monitoraggio dello status di società di comodo (rigo RS116 del Modello redditi SC e rigo RS11 del Modello redditi SP).
Qualche dubbio si potrebbe porre in relazione al trattamento della causa di esclusione in questione per le società in perdita sistemica. Il presupposto per tali soggetti, infatti, per essere considerati «di comodo» è quello di presentare le perdite reiterate nel periodo di osservazione quinquennale. Immaginando, quindi, perdite costanti nel periodo 2013/2017, la società diverrebbe inevitabilmente di comodo nel 2018.
Tuttavia ottenendo un punteggio almeno pari a 9 sull’Isa relativo al periodo d’imposta 2018, pare naturale affermare che scatti una causa di esclusione anche in relazione alla disciplina della perdita sistemica.
Pure in questo caso, quindi, il contribuente beneficerà di una causa di esclusione, rimanendo così immune dall’applicazione presuntiva che comporta una serie di penalizzazioni non di poco conto: necessità di dichiarare un reddito minimo, tassazione maggiorata, inutilizzo delle eventuali perdite pregresse e blocco nell’utilizzo del credito Iva.
Va ricordato, inoltre che, per il quinquennio di osservazione 2013/ 2017, opera la causa di disapplicazione prevista per i soggetti che erano congrui (anche per adeguamento) e coerenti agli studi di settore (anche qui codice 11). Per cui, ad esempio, se la società è stata congrua e coerente nel 2017, il quinquennio di osservazione per riscontrare la presenza delle condizioni per essere considerata di comodo in quanto in perdita sistematica, riprenderà dal 2018.
Così dal periodo d’imposta 2019 (Modello Redditi 2020) le cause di disapplicazione relative agli studi di settore (da riscontrare questa volta in una delle annualità 2014-2017) si troveranno a coesistere con quella relativa all’applicazione degli Isa (da riscontrare solo nell’annualità d’imposta 2018).
Infine, vale la pena ricordare che il beneficio premiale Isa recante l’esimente per la società di comodo potrà essere ottenuto non solo per i contribuenti che fisiologicamente raggiungono un punteggio pari a 9, ma anche per coloro che si avvalgono dell’adeguamento spontaneo nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2018 (modello redditi 2019). In altre parole, quindi, in presenza, di un voto di affidabilità complessivo inferiore a 9, la società potrà integrare i propri ricavi per arrivare ad ottenere almeno il punteggio minimo che le consentirà di accedere al regime premiale.