Meno anomalie per gli Isa: imposte e tasse escono dai conti

 da Il Sole 24 Ore del 10/01/2020

di  Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi

In Gazzetta il decreto che revisiona 89 indicatori con le note metodologiche

Restano le due tipologie: indici di affidabilità da 1 a 10 e di anomalia (da 1 a 5)


È stato pubblicato (sul supplemento ordinario n. 1 della Gazzetta n. 5 dell’8 gennaio) il Dm 24 dicembre 2019 con il quale vengono approvati gli 89 Isa in revisione per il periodo d’imposta 2019. Si tratta, in altre parole, delle note metodologiche che contengono gli indicatori applicabili per ogni singolo Isa, con le relative formule e le variabili oggetto di misurazione.
Il decreto, fra le altre novità di rilievo contiene altresì l’approvazione delle nuove «variabili precalcolate 2019», nonché alcune modifiche a regime valide per tutti gli Isa e quindi anche per quelli non in revisione.
Ma andiamo con ordine.
In primo luogo va detto che l’impianto metodologico rimane lo stesso dello scorso anno. Gli indicatori sono sempre suddivisi in due macro tipologie: indici di affidabilità (ricavi per addetto, valore aggiunto per addetto, reddito per addetto e in presenza di magazzino durata e decumulo delle scorte) con variabilità da 1 a 10 e indicatori di anomalia il cui numero fluttua a seconda del tipo di attività, con un range di variazione che si attesta, a seconda dei casi fra 1 e 5.
Cambiano tuttavia alcuni aspetti peculiari. L’indice di anomalia riguardante i costi residuali di gestione si libera delle imposte e tasse deducibili fino a cambiare pelle per talune categorie di contribuenti. Per gli agenti di commercio, infatti, l’indice si trasforma in «incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi» ancorando così il parametro di calcolo sui ricavi anziché sui costi, e quindi auspicabilmente migliorandone le performances e ponendo fine alle frequenti anomalie rilevate nel 2018.
Come dicevamo, per tutti gli Isa, (quindi non solo per i revisionati), l’indicatore pur confermando al denominatore i «costi totali», tarerà i propri conteggi senza tenere conto dell’importo delle imposte e tasse, la cui variabile aveva spesso mandato fuori giri l’indice in questione nel 2018. Anche questa modifica dovrebbe apportare dei benefici in termini di minori anomalie nel periodo d’imposta 2019.
Dall’analisi delle note metodologiche si scorge che alcuni Isa hanno cambiato look rispetto al 2018. Con la revisione 2019 infatti, ingegneri, psicologi, agronomi, geometri, geologi, avvocati tornano al modello a prestazione, com’era nello stile degli studi di settore (e di altri Isa per i professionisti). Vale a dire che la funzione statistica su cui girerà l’Isa tornerà a far leva (principalmente, ma non solo) sulle prestazioni e gli incarichi oggetto di incasso nel corso del periodo d’imposta.
Cambiano rispetto al 2018 anche le variabili precalcolate i cui dati vengono importati direttamente dall’Anagrafe tributaria. Non ci sono più, infatti, tutte quelle variabili legate alle CU.
Ci si riferisce al «Numero di modelli Cu nei quali il contribuente risulta essere incaricato alla presentazione telematica», «all’importo dei compensi percepiti risultanti dalla certificazione unica» e al «numero degli incarichi derivanti dalla certificazione unica». Di conseguenza non saranno più operativi tutti quegli indicatori di anomalia legati a tali variabili (ad esempio corrispondenza dei compensi dichiarate con il modello CU).
Escono dalle precalcolate anche tutte le variabili legate al reddito relati vo ai periodi d’imposta precedenti con annesso indicatore di anomalia «reddito negativo per più di un triennio».
Per le imprese immobiliari che locano i beni propri, anche il dato relativo ai canoni di locazione desumibili dai contratti registrati in agenzia delle entrate non sarà più oggetto di specifica importazione nelle precalcolate; come effetto sparirà per il 2019 l’indicatore di anomalia ad esso legato che misurava l’entità dei ricavi dichiarati con l’importo complessivo annuo risultante in anagrafe tributaria dalla registrazione del contratto.
Infine non si registra alcuna variazione, al momento, sulla formula matematica che regge la modalità di calcolo del coefficiente individuale, i cui effetti nel 2018, come è ben noto non sono stati positivi specie per quei soggetti che seppur virtuosi hanno scontato una contrazione del business rispetto allo scorso anno.
Idem per l’indicatore relativo all’analisi dell’apporto di lavoro delle figure non dipendenti le cui soglie percentuali necessarie per evitare l’insorgere dell’anomalia rimangono invariate e particolarmente penalizzanti per le società di persone..

 

 

Isa incongruenti con scappatoia nelle annotazioni 

da il Sole 24 ore del 26/09/2019

di Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi  

Ultimi controlli sugli Isa. Operatori alle prese con l’analisi del risultato finale elaborato dal software al fine di orientare le decisioni finali. Si fa strada un diffuso utilizzo del quadro annotazioni, che pur non risolvendo alla radice le incongruenze riscontrate nel funzionamento dell’applicativo, consente per lo meno di spiegare i numerosi problemi rimasti irrisolti.È questo lo scenario operativo a quattro giorni dalla prima scadenza utile per i contribuenti che hanno beneficiato della proroga in quanto “soggetti Isa”. Rimane, comunque, lo si ricorda, anche la possibilità di usufruire di un ulteriore differimento al 30 ottobre, con la maggiorazione dello 0,4% per coloro i quali dovessero necessitare di maggior tempo per concludere le ultime operazioni.Le elaborazioni Isa di questi giorni, resesi necessarie un po’ per tutti, per tener conto dell’aggiornamento del software (l’ultima – versione 1.07- risale al 30 agosto scorso), continuano comunque a evidenziare alcune importanti problematiche di carattere operativo. Tali difficoltà sono imputabili principalmente al riscontro di diffusi risultati con punteggi Isa particolarmente depressi, pur al cospetto di ricavi e marginalità operative di tutto rispetto.
In altri casi la complessità è il frutto della presenza di alcuni indicatori specifici di anomalia che si originano anche in condizioni contabili ed economiche assolutamente fisiologiche e per nulla anomale. Ma andiamo con ordine.
Il coefficiente individuale
Molti dei problemi pratici, in alcuni contribuenti sono dovuti alla presenza del cosiddetto “coefficiente individuale” positivo.Il software Isa, infatti, considera fra gli elementi fondamentali per il calcolo delle varie posizioni anche il cosiddetto “coefficiente individuale”. Si tratta di un parametro destinato a tradurre in termini statistici l’andamento del comportamento economico individuale del singolo contribuente negli otto anni precedenti (2010-2017).Tralasciando i tecnicismi legati alle formule matematiche e statistiche, è utile evidenziare, infatti, che nella valutazione dell’affidabilità del contribuente il software Isa tiene conto anche delle serie storiche di alcuni indicatori e dell’andamento degli stessi negli anni precedenti. Un coefficiente individuale positivo, se da un lato contraddistingue favorevolmente l’azienda “per il passato”, tende paradossalmente a elevare la stima dei ricavi e del valore aggiunto in relazione al periodo d’imposta 2018, avendo come effetto collaterale, spesse volte, quello di deprimere il voto Isa nell’annualità in questione. Questa è di fatto la spiegazione tecnica dei punteggi negativi (sotto sufficienza) maturati da alcuni contribuenti, specie in presenza di coefficienti particolarmente elevati.In questi casi si consiglia di controllare fra i dati delle “precaricate” (ultima pagina del modello Isa stampato) l’entità delle percentuali attribuite dal software al coefficiente individuale, andando poi a spiegare la questione nel quadro annotazioni posto in calce al modello.
Le anomalie non risolvibili
Altro problema di carattere tecnico è legato al fatto che alcuni indicatori di anomalia, come detto, non sono risolvibili per il tramite dell’adeguamento. Supponiamo, ad esempio, che un’impresa immobiliare di gestione si trovi al cospetto di un indicatore di anomalia legato ai costi residuali di gestione con un punteggio pari a 1, in presenza di tutti 10 negli indicatori elementari (ricavi, valore aggiunto e reddito per addetto). Questo contribuente evidentemente non avrà mai accesso al premiale, poiché la sua media (voto finale) dei 4 indicatori presenti è irrimediabilmente inferiore a 8. Costui, infatti, non può adeguare i propri ricavi poiché lo specifico indicatore di anomalia legato ai costi residuali non è risolvibile per il tramite dell’adeguamento. Ora, se l’indicatore come già analizzato sulle colonne di questo giornale dipende, ad esempio, dai cosiddetti costi fiscali legittimamente dedotti (rigo F23 modello Isa), si capisce che l’indicazione della circostanza del non corretto funzionamento dell’indice fornita nelle annotazioni potrebbe rappresentare una magra consolazione, poiché non va certo a risolvere il problema.
Le anomalie sul quadro A
Fra le diffuse anomalie non risolvibili con l’adeguamento dei ricavi ci sta anche quella relativa all’analisi dell’apporto di lavoro delle figure non dipendenti (quadro A, seconda colonna del modello).L’indice di anomalia in questione scatta in presenza dell’indicazione nel modello Isa di una percentuale di apporto di lavoro prevista per ciascuna figura di addetto non dipendente (collaboratori familiari, familiari diversi, associati in partecipazione, soci amministratori, soci non amministratori) impiegato nell’attività d’impresa inferiore ad una determinata soglia stabilita dal software Isa.Tale soglia varia in ragione della natura giuridica dell’impresa di appartenenza e in funzione del numero dei soci/collaboratori partecipanti. Molto spesso si verifica che la soglia presunta “pretesa” dal software è ben più elevata di quella che si riscontra nella realtà, specie nelle ipotesi in cui l’addetto presti attività anche in altre compagini societarie o abbia un’altra posizione individuale attiva, generando così l’evidenziarsi dell’indicatore di anomalia che pure in questo caso deprime in maniera significativa il voto finale. Anche qui l’incongruenza va rilevata nel quadro annotazioni pur senza alcuna possibilità pratica di rimozione.

 

 

L’Economia minimizza: dagli Isa controlli non automatici

da il Sole 24 Ore del 26/09/2019 

di Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi 

Una difesa convinta degli Isa. È la risposta di ieri dal Mef durante un question time alla Camera a due quesiti che chiedevano, in sintesi, se vi fosse l'intenzione di intervenire per disapplicare o rendere facoltativi gli Isa, viste le tante difficoltà operative che stanno caratterizzando la loro prima applicazione sul campo. Questi, in sintesi, i punti toccati nella risposta:
le «revisioni cui è stato sottoposto il software per il calcolo degli Isa hanno riguardato soltanto un numero ridotto di indici e comunque non hanno avuto effetto alcuno sui calcoli». Cosa parzialmente vera. Vero è che gli indici oggetto di manutenzione sono stati pochi. Ma, per quanto pochi, possono aver interessato diversi casi. Gli interventi normativi di agosto (Isa AG40U, AG50U e AG69U), peraltro, hanno riguardato anche i calcoli visto che alcuni dati precaricati erano errati. Quindi, preso atto che il problema non era del software ma delle informazioni utilizzate nel calcolo, non c'è dubbio che lo scarico dei dati corretti ed il ricalcolo della posizione si sono dovuti fare ottenendo, magari, risultati diversi dai precedenti;
«non sussiste alcun obbligo specifico per contribuenti e intermediari di modificare i dati precalcolati forniti dall'AdE ai fini del calcolo Isa». Dire che non esiste l'obbligo, però, significa negare l'esistenza del problema. I dati precaricati sono numerosi, complessi e impattano sul conteggio di affidabilità. Se il punteggio ottenuto è deficitario (o gravemente deficitario) è necessario riscontrare le informazioni pracaricate se si vuole fare un lavoro fatto bene. O per correggere (dove si può) o per evidenziare gli errori che possono essere alla base del voto basso (spazio annotazioni);
«l'adempimento dichiarativo in tema di Isa è molto semplificato rispetto a quello in passato previsto per gli studi di settore. Infatti, i modelli Isa ... mostrano una rilevante contrazione delle informazioni richieste». I modelli sono certamente stati un po' smagriti rispetto agli studi in merito ai dati richiesti, ma l'applicazione degli Isa ai singoli casi è enormemente più complessa rispetto al risultato che forniva Gerico. Si pensi ad esempio alla verifica dei dati precaricati; all'analisi delle singole stime degli indici di affidabilità e di anomalia quando propongono riscontri anomali; alla necessità di comprendere il funzionamento di uno strumento nuovo e per molti aspetti misterioso; alle tante anomalie che nell'applicazione degli Isa ai casi specifici emergono. Un caso per tutti: l'incidenza dell'indicatore di stima dei costi residuali che spesso riscontra un voto pari a 1 senza possibilità di correzione a causa di un errore logico che risiede nella costruzione degli Isa. Dire che gli Isa sono più facili perché nel modello i righi diminuiscono appare francamente superficiale;
«è escluso ogni automatismo nell'accertamento dovuto al risultato conseguito dal contribuente». Ancora: «L'attribuzione di un determinato punteggio (insufficiente, ndr) non comporta di per sé l'attivazione di attività di controllo». E poi: «I contribuenti che dovessero ottenere punteggi inferiori a 6 possono, per migliorare il proprio profilo di affidabilità, verificare la correttezza dei dati dichiarati e procedere alle eventuali correzioni ovvero indicare ulteriori componenti positive». Tutte cose scontate. Che gli insufficienti non saranno verificati di default lo dice la norma e lo hanno ribadito le circolari. È questo il problema degli Isa?
La sensazione, leggendo il documento, è di una risposta di circostanza ma sconnessa dalle innumerevoli realtà fattuali. Non un cenno ai tanti problemi che emergono dall'applicazione degli Isa che vengono liquidati con un suggerimento: la compilazione del campo “note aggiuntive” che costituirà «un prezioso bagaglio informativo che consente agli uffici di disporre elementi utili ad indirizzare la propria attività di analisi».